Orecchiabile: Mercurio Retrogrado non ti temiamo

“Prima”, “Death at the Wing” e “Criminal”

Ciao Orecchiabilinə,

Giugno è bello che iniziato e se questa fosse una newsletter sull’oroscopo, parleremmo del fatto che Mercurio Retrogrado è entrato in Gemelli e che questo influisce sulla capacità di comunicare con le persone. Se invece fossimo una newsletter spirituale, diremmo che il sette è il numero buddhista della completezza. Ma invece consigliamo podcast da ascoltare, tra problemi di comunicazione (hai detto troppi messaggi vocali su Whatsapp?) e senza mai sentirci completi a pieno. 

Detto questo, oggi vi consigliamo podcast quasi collegati all’attualità. Chiara vi racconta di Prima, un podcast uscito solo qualche giorno fa dalle corde vocali di Sara Poma (ricordate Carla?), che racconta la storia di Mariasilvia Spolato, la prima donna a dichiararsi pubblicamente omosessuale in Italia. Giacomo si cimenta invece nell’arduo compito di parlarvi di NBA senza parlarvi di basket. E per chiudere finalmente recensiamo il primo podcast true crime di una lunga serie.

Prima, Sara Poma per Chora Media e Spotify Studios 🇮🇹

Fino a pochi anni fa nella città di Bolzano c’era una signora anziana un po’ trasandata che girava per la città con delle buste piene di libri e una Settimana Enigmistica sottobraccio. Veniva spesso avvistata alla stazione e nella biblioteca comunale, dove trascorreva ore a leggere libri. Nessuno degli abitanti, dei ragazzi, delle donne e degli uomini che la vedevano quotidianamente, aveva idea di chi fosse quella signora: Mariasilvia Spolato, la prima donna, negli anni settanta, a fare coming out pubblico in una piazza italiana. E Prima è il podcast che racconta la storia di quel gesto e le ripercussioni che ha avuto sulla sua vita. 

Negli anni settanta Mariasilvia insegnava matematica e informatica in una scuola di Roma e nel 1972 scende in piazza insieme alle sue amiche femministe con un cartello con su scritto “Fronte di Liberazione Omosessuale”, uno spazio di discussione creato da lei stessa quell’estate per rappresentare l’identità e l’autodeterminazione delle donne non eterosessuali. Quel momento è stato immortalato in una foto oggi molto famosa e ha segnato l’inizio di un lento cambiamento nella vita di Mariasilvia, a partire dalla perdita del lavoro, che la porterà a sparire nel nulla per quasi trent’anni, vivendo per strada, dormendo nei treni e trovando rifugio, alla fine della sua vita, a Bolzano.

La vita di Mariasilvia Spolato sembra quella di un personaggio del cinema post-moderno, fatta di ascese e discese, lati oscuri e dettagli tenerissimi (come il periodo della sua vita in cui viveva in un furgone VolksWagen malridotto, in compagnia di un cane e un gatto), ma ha il sapore amaro della vita vera e porta il peso che certi modi scellerati del passato hanno avuto sulla vita delle donne italiane. Sara Poma, la voce che ci accompagna in questo viaggio, sceglie di raccontarla dal proprio punto di vista, quello di una donna omosessuale che ha potuto vivere la sua vita con orgoglio grazie e soprattutto alle lotte e al coraggio delle generazioni venute prima della sua. 

In un delicato intreccio tra le storie personali di Sara e di Mariasilvia, la vita di questa donna stravagante, intelligente e coraggiosa ci viene raccontata con dolcezza e precisione, mostrando tutta la dedizione che il grande lavoro di ricerca effettuato sulle fonti deve aver richiesto. Sullo sfondo, ci sono le storie di un’intera generazione di donne, uomini e non-binary che hanno vissuto sulla loro pelle la fatica della loro emancipazione, ma anche l’entusiasmo e l’emozione di combattere per i loro diritti. Come la storia della cantautrice Fufi Sonnino che ricorda del periodo in cui si è rifugiata ad Amsterdam per sfuggire al matrimonio, e di quando ballava il sirtaki con le sue scarpe di manifattura italiana dal tacco rumoroso, attirando l’attenzione di tutti. «Proprio perché so’ stupidaggini so’ importanti. Mi ricordo le emozioni delle persone. Cioè, non hai il ricordo della politica, delle difficoltà, ricordi l’atmosfera» racconta nel quarto episodio, intervistata da Sara Poma.

🎧 Episodio consigliato: Ascoltare Prima significa dare voce a una delle tante storie che non hanno avuto spazio, cancellate e omesse dai libri di storia, quindi suggerisco di ascoltarlo tutto, dall’inizio alla fine e di consigliarlo a tuttə. In più, l’ultimo episodio è a mio avviso il più bello, vi ritroverete con gli occhi lucidi e con la voglia di abbracciare Mariasilvia. 

🧁 Bonus: la canzone di Fufi Sonnino “Amore

Io ti carezzo il viso e proverò uguaglianza
dove non c’è il potere nasce la speranza.
Questo potremmo chiamarlo amore, perché amore è.
Questo potremmo insegnarlo amore, perché amore è

Death at the Wing, Three Uncanny Four/HyperObject Industries 🇺🇸

Per molti la fine di maggio è quel fantastico periodo in cui il clima finalmente permette di star fuori a gozzovigliare seduti ai tavolini dei bar; perfino a Berlino, dove viviamo noi Orecchiabilə, si può iniziare a vivere all’aria aperta, magari abbinando un bel calzino di spugna bianca alle Birkenstock d’ordinanza. Per molti, dicevo. Per molti, ma non per me. A maggio iniziano i playoff NBA e la mia vita è improvvisamente consumata dalla irrefrenabile necessità di guardare quattro partite di basket tutti i giorni. Non penso ad altro. Non voglio fare altro. Tutto questo per dirvi che oggi vi tocca la recensione di un podcast che parla di NBA. Siccome voglio bene anche a quanti di voi hanno zero interesse per la palla a spicchi, ho deciso di parlarvi di Death at the Wing, uno dei rari esempi di podcast sportivi che riescono a essere interessanti per tutti.

La premessa di Death at the Wing è un po’ macabra: raccontare in ogni episodio una delle morti che hanno colpito la NBA nel periodo tra la fine degli anni ‘70 e i primi anni ‘90, mentre il basket americano conosceva un’esplosione senza precedenti. Sono gli anni in cui la NBA passa da “semplice” lega sportiva a fenomeno pop su scala mondiale, riversando sulle sue star una ricchezza senza precedenti. Sono anche gli anni in cui Ronald Reagan è presidente degli Stati Uniti e decide di smantellare il welfare state americano. 

In questo contesto le tragiche morti di giovani promesse del basket sono il gancio che Adam McKay, autore del podcast, usa per raccontarci di un decennio di politiche sociali e culturali scellerate: dalla guerra alla droga combattuta attraverso l’incarcerazione selvaggia all’interventismo del complesso militare americano. In Death at the Wing la pallacanestro diventa la lente attraverso cui osservare la deriva presa dalla società americana negli anni ‘80, tracciando una diretta connessione tra le politiche repubblicane di quel periodo e i problemi con cui ancora gli Stati Uniti si trovano a convivere. 

È un podcast fortemente politico, a tratti addirittura troppo concentrato sulla livida critica di Reagan e compagnia cantante. Allo stesso tempo però è un podcast necessario per capire meglio quanto accade al di là dell’oceano. Necessario per ricordarsi quanti e quali danni possano fare una politica incentrata su odio e divisioni. A distanza di quasi quarant'anni fa ancora abbastanza impressione sentire Reagan declamare con tono convinto “Make America Great Again”.

🎧 Episodio consigliato: Drazen Petrovic non è stato il più grande giocatore europeo di tutti tempi, ma di sicuro è probabilmente stato il più importante, colui che ha dimostrato agli americani che anche noi europei in fondo ci sappiamo fare. Nel sesto episodio si raccontano la sua storia e quelle delle ingerenze americane in Jugoslavia durante la Guerra Fredda.

🧁 Bonus: alla fin fine da qualche parte i miei talk show preferiti NBA dovevo infilarli. Magari a un certo punto faremo uno specialone sportivo, ma nel frattempo nel mio roster ideale metto a referto due americani (The Lowe Post e The Mismatch) e quattro italiani (Passi, Ball Don’t Lie, Overtime e NBA Popcorn).

Criminal, Radiotopia 🇺🇸

È abbastanza incredibile essere già arrivati al settimo numero di Orecchiabile e non aver scritto nemmeno una volta di omicidi irrisolti, medici assassini o culti bislacchi. D’altronde non è proprio il true crime il genere che ha creato quasi dal nulla la moderna industria dei podcast? Chi siamo quindi noi per sottrarci dal dolce e talvolta macabro abbraccio tra podcast e crimine?

Questa volta partiamo con qualcosa di soft e torniamo alla corte di Phoebe Judge, di cui vi abbiamo già parlato nel primo numero di questa ormai rispettabilissima newsletter con il suo This Is Love. Criminal è il figlio primogenito di Phoebe e del suo team e uno dei podcast true crime più longevi e di successo, pur rifiutando gli aspetti che rendono il genere così morbosamente attraente. 

Gli episodi di Criminal sono quasi tutti autoconclusivi e la narrazione non è mai strutturata per creare artificialmente tensione, procedendo placida sulle ipnotiche morbidità della voce di Phoebe. L’approccio a cosa considerare “criminale” e degno di essere raccontato nel podcast è poi molto lontano dallo stereotipo tutto sangue e scabrosità a cui siamo stati abituati da altri show. Certo, ogni tanto ci scappa qualche omicidio, ma gli episodi in cui Criminal da il suo meglio sono quelli in cui si parla di furti di piante, identità rubate, spogliarelli improvvisati o di come la statua di un Buddha possa far diminuire il crimine nel vostro quartiere preferito.

Quello che rende Criminal un podcast speciale infatti non sono tanto i crimini in sé, quanto il fatto che questi siano solo un gustoso punto di partenza per cercare di capire un po’ di più noi stessi e il mondo che ci circonda.Più che un crime show, Criminal è una curiosa esplorazione degli esseri umani, condotta attraverso i loro comportamenti (più o meno) illeciti.

🎧 Episodi consigliati: in Money Tree seguiamo un’incredibile serie di disavventure familiari nel mondo dei furti di identità, mentre in He’s Neutral un Buddha di dubbio gusto contribuisce a creare un luogo di culto e far diminuire il crimine in un distretto di Oakland.

🧁 Bonus: se questa recensione non vi è bastata, qui ne trovate una lunghissima e bellissima in inglese. Volendo potete ascoltare dieci minuti di Phoebe Judge che giudica gli altri, che è sempre un bel sentire. Se poi proprio non potete fare a meno della sua voce ultimamente si è pure messa a leggere libri interi. Chi meglio di lei per farvi raccontare delle storie? 

E anche per oggi è tutto. Ora srotolate i fili delle cuffiette e iniziate ad ascoltare! Fateci sapere nei commenti, o via email o ancora via Instagram cosa ne pensate. E se vi va, condividete questa newsletter con qualcuno che pensate possa apprezzarla. Noi ci si risente giovedì 24 giugno.

Un abbraccio,

Chiara & Giacomo