Orecchiabile: Di autopsie, mostri e streghe influencer

Involontariamente Halloween con “Monster”, “Labanof” e “If I Go Missing the Witches Did It”

Ciao Orecchiabilinə,

Da queste parti non ci piace festeggiare le ricorrenze e i nostri ascolti vanno molto di più a sentimento, senza seguire la stagionalità degli eventi. Ogni tanto però sentimenti e ricorrenze coincidono ed è così che ci siamo ritrovati, inconsciamente, ad ascoltare storie di mostri, streghe, morti e incantesimi, proprio a ridosso della fine di ottobre, che per qualcuno è Halloween, per altri è il ponte dei morti, per tutti è il fine settimana più lugubre dell’anno. Per cui, in questo numero trovate Giacomo che ci parla di un regista horror e del mostro che incontra in Lettonia, mentre Chiara dà sfogo alle sue ricercatissime citazioni culturali parlandovi di medicina forense e di un podcast fiction su streghe influencer.

Prima di iniziare, se siete nuovə su questi lidi, magari arrivatə grazie alla menzione nell’articolo de Il Post, vi suggeriamo di spulciare gli indici di tutte le recensioni fatte fino ad oggi, comodamente suddivisi tra podcast italiani e quelli in lingua inglese

Pronti, partenza, play!

Monster, Tommy Bertelsen 🇺🇸 

Se siete nostrə lettorə di lungo corso avrete ormai capito quanto mi piacciano i podcast sensibili e delicati, la cui raffinata struttura radiofonica porta l’ascoltatore a identificarsi con i protagonisti del racconto, utilizzando l’empatia per trasformare storie personali in riflessioni generali su identità e sentimenti.

Ecco, Monster non è nulla di tutto questo. Eppure mi è piaciuto non poco e sono qui a scriverne. Vediamo se riesco a spiegarvi il perché, partendo dalle basi. Monster racconta la storia di Tommy Bertelsen, un inquieto regista horror che si trasferisce in Lettonia per girare il suo secondo lungometraggio: è la sua grande occasione e il momento di svolta, lavorativa e personale, che aspettava da una vita. Arrivato a Riga però, Bertelsen conosce Dastan, un losco tipaccio dell’Est Europa tutto vodka, machismi e occhiate assassine; il “mostro” che dà il titolo al podcast. È questo incontro a far precipitare Bertelsen in una spirale di inquietudine, che lo porterà a trovarsi, da lì a qualche mese, seminudo e terrorizzato nelle strade del freddo inverno lettone.

Monster è il vorticoso diario egoriferito in cui il regista statunitense ci racconta come siamo arrivati fin lì. Lo spazio narrativo è riempito interamente da quello che Bertelsen sente, dalle sue incertezze e dalla strisciante sensazione che stia per accadere qualcosa di brutto ogni volta che Dastan appare sulla scena. Il racconto si svolge in prima persona e si regge interamente su Bertelsen e sulla sua velocissima parlantina costellata di fucking fucks. Perfino i personaggi secondari sono tutti interpretati da Bertelsen stesso, che è bravissimo a fare delle “vocine” caricaturali del tutto simili a quelle che usereste per raccontare una storia ai vostri amici. Non c’è spazio per l’ascoltatore, che viene sballottato da un parte all’altra e costretto a seguire incredulo una storia che sembra presa di peso da un brutto horror di inizio secolo. Peccato sia tutto vero.

Grazie a un fantastico lavoro di produzione e sound design, questo approccio non ortodosso al racconto audio funziona e rende Monster un interessante esperimento di narrativa radiofonica, oltre che un fantastico podcast da mettersi in cuffia nel giorno di Halloween.

🎧 Consigli di ascolto: ho iniziato ad ascoltare Monster alle sei del mattino, camminando al buio tra i palazzoni in cemento di Berlino Est. Non vi dico che dovete venire fin qui per godervelo fino in fondo, ma vale la pena di prendersi del tempo per ascoltarlo con calma e attenzione nel giusto contesto.

🧁 Bonus: se proprio ci tenete eccovi il trailer del delicatissimo film tutto esorcismi e suore cattive girato da Bertelsen in Lettonia. Ci tengo anche a dirvi che Monster è stato selezionato dal Tribeca Film Festival, che a quanto pare ora ha anche una sezione podcast.

Labanof. Corpi senza nome, Rai Radio Tre 🇮🇹

Due giorni fa è andata in onda su Rai Uno la prima puntata della seconda stagione di Imma Tataranni di cui non mi vergogno di essere fan. La Tataranni è sostituto procuratore e indaga su crimini commessi nella provincia di Matera. Ad affiancarla c’è il Maresciallo Calogiuri, suo toyboy materano e solo uno dei personaggi più o meno caricaturali che la circondano. Tra tutti ne spicca uno: il medico legale dottor Taccardi, interpretato dall’attore diventato famoso con il personaggio dello stagista muto in Boris. Il dottor Taccardi è leggermente antipatico e piuttosto puntiglioso, battibecca spesso con la dottoressa e ha un modo di porsi rispetto agli eventi distaccato e analitico. Rappresenta insomma il classico medico legale fuori dal mondo tipico delle serie tv. Quello che ho scoperto ascoltando Labanof è che i medici legali non sono tutti così.

Nella sezione di Medicina Legale dell’Università di Milano c’è un laboratorio sulle cui pareti compare una scritta in latino: “i morti insegnano ai vivi”. È il laboratorio che si occupa di Antropologia e Odontologia Forense, il Labanof, appunto. Guidato dalla dottoressa Cristina Cattaneo, si occupa da ventisei anni di dare dignità ai corpi senza nome, insieme a un gruppo di professionisti e ricercatori composto da antropologi, archeologi, odontoiatri, biologi, naturalisti e medici legali. Labanof è anche il titolo del primo podcast originale prodotto interamente da Rai Radio Tre lo scorso anno, e che racconta il lavoro e le esperienze accumulate dalla dottoressa Cattaneo e dai suoi collaboratori. 

In cinque episodi il podcast copre tutto il periodo di vita del laboratorio dal 1995 al 2020, e ogni puntata è dedicata alla ricostruzione di fatti di cronaca più o meno noti con aneddoti, ricordi e spiegazioni scientifiche fatte dalla dottoressa e i suoi colleghi. Il primo e l’ultimo episodio, come a chiudere un cerchio, sono dedicati a due grandi stragi, quella del disastro aereo di Linate nel 2001, e quella del naufragio nel Canale di Sicilia nell’aprile del 2015. Entrambe caratterizzate da un incredibile lavoro di riconoscimento dei cadaveri e da un’enorme carica emotiva da parte di chi ha preso parte ai lavori. In mezzo, ci sono il rinvenimento di due cadaveri vittime delle Bestie di Satana, la collaborazione con il programma televisivo Chi L’ha Visto e l’analisi dei resti delle ossa di Sant’Ambrogio. Labanof è un percorso attraverso gli ultimi anni della nostra storia più recente visto con gli occhi e i microscopi di chi solitamente è chiuso nei laboratori ad analizzare frammenti di nervi ottici e a ricomporre parti di ossa umane.

Non c’è freddezza né distacco nelle voci dei medici e studiosi del Labanof, ma una pungente umanità nel raccontare lo scopo del proprio lavoro: dare dignità a quei corpi sconosciuti e collaborare a ridare pace ai loro familiari che li cercano. Il loro lavoro è essenziale e continua a funzionare, con risultati incredibili anche grazie alla commistione di conoscenze e percorsi accademici spesso considerati molto distanti nella concezione comune, come ad esempio l’archeologia, che è invece fondamentale per disseppellire cadaveri occultati. 

🎧 Consigli di ascolto: essendo un podcast originale prodotto dalla Rai è ascoltabile solamente tramite il sito web o l’app della Rai. Soprattutto in quest’ultimo caso l’esperienza utente è un po’ macchinosa. Una volta scaricata l’app, nel menu in basso selezionate l’opzione “Programmi” e cercate Labanof nella barra di ricerca.

🧁 Bonus: la dottoressa Cattaneo ha un programma su Radio24, si chiama Corpi e sazierà l’infinita curiosità sull’argomento che rimane dopo le cinque puntate. Certo, la produzione audio non è della stessa qualità, molto più invasiva, sullo stile delle radio con le voci sensazionalistiche e ostentate dei dj radiofonici, ma le storie rimangono interessanti da ascoltare.

If I Go Missing the Witches Did It, Realm 🇺🇸 

Se l’Instagram che scorre sotto i pollici di millennial che apprezzano l’ironia fosse un podcast, sarebbe If I Go Missing the Witches Did It. Un podcast che contemporaneamente usa e prende in giro tutte le tematiche a noi care (sì, chiaramente sono una di quellə): astrologia, influencer, skincare, femminismo, lotta di classe, antirazzismo, cultura pop e streghe. Potrei fermarmi qui e aver già convinto chi è interessatə a uno dei suddetti argomenti a mettersi le cuffiette nelle orecchie, ma vado avanti per tuttə, perché If I Go Missing the Witches Did It è prima di tutto un podcast fiction scritto molto bene e interpretato ancora meglio.

Jenna Clayton è una scrittrice di colore che scompare nel nulla dopo un’estate trascorsa dal suo ragazzo a Westchester, una contea nello stato di New York notoriamente benestante. Elise Edgerton, una podcaster caucasica col “complesso del salvatore bianco” (dall’inglese white savior complex), è sconvolta che nessuno la stia cercando e inizia a indagare sulla sua scomparsa. Alla base delle sue ricerche ci sono delle registrazioni vocali lasciate da Jenna stessa e che la collegano a un gruppo di quattro influencer. Secondo i sospetti di Jenna queste sarebbero una congrega di streghe che usano la magia per raggiungere i loro fini personali. 

La particolarità di questo podcast è quella di riuscire a tenere sullo stesso livello la frivolezza di una commedia crime, fatta di streghe, mamme influencer, riferimenti all’astrologia, incantesimi, manicure e sedie in rattan, con la profondità delle riflessioni anticapitaliste di Jenna, che girano intorno alle norme sociali introiettate nei bianchi e alle disparità sociali, che giocoforza diventano anche razziali. Metafora calzante di questa dicotomia, è la visione ricorrente che accompagna Jenna durante la sua indagine involontaria sulle streghe influencer: ogni tanto vede comparire, di fronte a lei, un fantasma con le sue sembianze ma in abiti dell’epoca del colonialismo, “Colonialist Jenna”.

È un po’ come se negli anni duemila avessimo guardato Amori & Incantesimi riflettendo sul concetto di emancipazione femminile e di decostruzione degli stereotipi di genere a partire dalla figura della strega nella concezione moderna, invece di limitarci a pensare che avremmo voluto gli stessi capelli arancioni di Nicole Kidman e che ci sarebbe piaciuto vivere in una casa dallo stile vittoriano con una greenhouse da fare impallidire il pollice nero di Gaia di Normalize Normal Homes. I tempi sono cambiati, ed era anche ora.

🎧 Consigli di ascolto: sul sito del podcast è disponibile la trascrizione del primo episodio, molto utile per capire il dispiegarsi della storia. Una volta capita la trama, l’ascolto degli altri episodi prosegue facilmente. Per chi volesse continuare ad avere il supporto delle trascrizioni anche per gli episodi successivi, sono disponibili solo sottoscrivendo un abbonamento. Il costo è di circa $3, ma è gratuito per tre giorni e si può fare copia-incolla (io non vi ho detto nulla).

🧁 Bonus: a dare la voce di Jenna è Gabourey Sidibe, attrice famosa per la sua splendida interpretazione nel film Precious, che se non avete ancora visto, è ora di recuperare.

🧁 🧁 Doppio bonus: il podcast club di Teen Vogue si è preso la briga di elencare e catalogare tutti i riferimenti accurati alla magia che vengono fatti nel podcast.

⏭ Orecchie a 2x

Nel mondo dei podcast accadono cose un po’ in continuazione e non sempre riusciamo, per motivi di spazio, tempo o (addirittura) linea editoriale, a segnalarvi tutto quello che vorremmo. Quindi eccovi un po’ di notizie fresche fresche in poche comode parole:

  • È uscito in questi giorni il bando del Premio Lucia, una fantastica iniziativa di Radio Papesse. In collaborazione con la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale hanno selezionato sei diari tra quelli conservati nell’archivio e offrono due premi per la produzione di storie audio basate su di essi. Le storie scelte sono bellissime, così come bellissimi sono i giurati: Sara Poma, già su questa newsletter con Prima e Carla, e Marco Stefanelli, il Tuttorecchie di giovedì scorso.

  • Gioite, è ricominciato Camposanto, il podcast a base di cimiteri e crisantemi di Giulia Depentor di cui avevamo parlato in uno dei nostri primi numeri.

  • Non possiamo non consigliarvi questo articolo, pieno di suggerimenti e consigli su come usare al meglio la vostra app di ascolto per i podcast, qualsiasi essa sia.

Bene, anche per oggi è tutto. Ora, srotolate i fili delle cuffiette e iniziate ad ascoltare! Seguiteci su Instagram e se vi va, condividete questa newsletter con qualcuno che pensate possa apprezzarla. 

Un abbraccio,

Chiara & Giacomo