Orecchiabile: Scoprirsi attraverso montagne, matrioske e voci immaginate 

“Appearances”, “The Vanishing of Harry Pace” e “Walter Bonatti sul Dru”

Ciao Orecchiabilinə,

Oggi ci siamo dilettatə a scrivere di podcast che ci portano alla ricerca di noi stessə e di altri. Non è ben chiaro nemmeno a noi il perché di questa scelta, ma forse è proprio per questo che ne abbiamo bisogno. Iniziamo con Giacomo che prova a guidarvi senza spoiler tra le mille voci interiori che popolano il mondo di Appearences, alla ricerca di un po’ di accettazione per se stessi. Poi è il turno di Chiara con una miniserie alla scoperta delle concentriche vite sconosciute di una persona che voi ancora non sapete essere importantissima. Chiudiamo ancora con Giacomo a presentarvi un podcast sulla battaglia interiore che ha portato Walter Bonatti a ritrovare se stesso scalando le vette del Monte Bianco.

Prima di iniziare, vi ricordiamo che sono sempre felici di essere spulciate le nostre liste dei podcast recensiti finora, quelli italiani e quelli in lingua inglese.

Pronti, partenza, play!

Appearances, Mermaid Palace 🇺🇸 

Arriva per tutti il momento in cui guardando i propri genitori ci si rende conto che non capiranno mai per davvero chi siamo, così come noi non capiremo mai fino in fondo attraverso quali lenti loro vedono il mondo. È una presa di coscienza faticosa e difficile, che spesso richiede anni per essere metabolizzata. La situazione diventa poi parecchio ingarbugliata quando alle distanze generazionali si sommano quelle culturali, magari dovute al fatto che i genitori in questione sono emigrati dal loro paese natale in età adulta e non riescono a riconciliare le loro tradizioni con quelle del paese in cui hanno cresciuto i propri figli.

Sharon Mashihi, la fervida mente dietro Appearances, ha una trentina di anni, vive a New York, si veste “male”, non ha un compagno fisso: in buona sostanza è completamente aliena agli stilemi culturali della sua tradizionalissima famiglia di origine iraniano-ebraica. Con Appearances, ha deciso di affrontare questo scollamento in maniera anticonvenzionale, registrando una delle più incredibili opere artistiche in formato audio degli ultimi anni. 

 Il risultato è un racconto di “quasi finzione” in cui Mashihi prova a immaginare le reazioni dei suoi familiari rispetto a una cruciale decisione che sta per prendere. Sto facendo la precisa scelta di non dirvi quale questa decisione sia. Quello che dovete sapere è solo che la scelta di Mashihi rischia di esplodere il già tenue equilibrio su cui si reggono i suoi rapporti familiari.

Per mettere un po’ di distanza tra se stessa e il racconto, l’autrice crea un suo alter ego, Melanie, e lo lascia libero di vivere i possibili scenari che le si presentano una volta che la scelta sarà stata fatta. Il fatto che ora questo vi sembri complicatissimo e che probabilmente abbiate dovuto leggere la frase precedente almeno un paio di volte vi da la giusta misura di quanto complesso e stratificato sia questo podcast (e della fatica che io stia facendo per non rovinarvi l’ascolto con vari spoiler)

Ma non finisce qui: Mashihi interpreta quasi tutti i personaggi del microcosmo intorno alla vita di Melanie. Usando toni, inflessioni e tic vocali diversi, l’artista statunitense riesce a animare in maniera incredibilmente convincente una decina di persone. Durante i nove episodi la sentirete assumere il ruolo dell’alter ego Melanie, dei suoi genitori, di suo fratello, della sua vicina di casa e di altri personaggi assortiti. Così facendo, Mashihi può usare quelle che di fatto sono delle conversazioni con se stessa per esplorare a fondo le persone che la circondano, arrivando, forse, a capirne i motivi.

Questa arzigogolata struttura narrativa è completata da inaspettate giravolte intorno alla quarta parete, bislacche scelte musicali e la raffinata produzione che ci si può aspettare da una casa di produzione come Mermaid Palace. La cosa veramente incredibile di Appearances è che tutta questa complessità funziona, traducendosi in un podcast godibilissimo, costellato da forti momenti emotivi e dall'incredula ammirazione che si prova verso l’impianto sonoro-narrativo messo in piedi da Mashihi. 

Appearances diventa così la perfetta crasi tra tante bellissime cose: un’opera d’arte, un podcast che alza l’asticella di quello che si può fare giocando con l’audio, una soap opera per intellettualoidi, una seduta di psicoterapia vista dal buco della serratura. A rendere il tutto speciale e meritevole di essere amato è però la profonda dose di umanità di cui è infuso ogni minuto di questo podcast: Appearances in fondo altro non è che un sussurrato invito in nove episodi ad accettare se stessi e gli altri per quello che sono.

🎧 Consigli di ascolto: prima di lavorare su Appearances Sharon Mashihi ha prodotto un audio documentario sul rapporto con sua madre. È bellissimo e lo potete trovare qui.

🧁 Bonus: il fidanzato di Melanie nel podcast, Ponch, è interpretato dall’ex fidanzato di Sharon nella vita reale. Questa informazione non vi sembrerà importante ora, ma ascoltate il podcast e capirete perché quando ho trovato questa informazione ho dovuto dirlo a TUTTI nei cinque minuti successivi alla scoperta. Nel caso voleste continuare a sentire la sua voce dopo aver finito Appearences potete ascotlare il suo podcast.

The Vanishing of Harry Pace, WNYC Studios 🇺🇸 

Uno dei motivi per cui ho iniziato ad ascoltare podcast è perché saziano la mia curiosità verso cose e storie che non conosco, che poi finiscono per tornare molto utili quando si vuole fare colpo su qualcuno. «Lo sapevate che...» e via, almeno quindici minuti di conversazione scorrono facili facili.

The Vanishing of Harry Pace è proprio quel tipo di podcast e risponde alla domanda: lo sapevate che la storia della musica contemporanea è in larga parte dipesa da un uomo che sembra svanito nel nulla, che nessuno conosce e di cui la sua stessa famiglia ha ignorato l’esistenza per generazioni? Quella persona è Harry Pace, fondatore della prima casa discografica per musicisti di colore, che ha inavvertitamente inventato il termine rock’n’roll e contribuito a combattere la segregazione del quartiere South Side di Chicago. 

La sua storia, o quello che ne resta, è raccontata in una miniserie di tre puntate (più tre episodi speciali) da Shima Oliaee e Jad Abumrad. I due host ripercorrono la vita di Harry Pace che definiscono come uno degli enigmi della storia Americana che vale la pena risolvere e che è stato fino a quel momento tenuto nascosto da un segreto di famiglia. La miniserie si trova all’interno del podcast Radiolab di cui Abumrad è anche uno degli host. Il tratto distintivo di Radiolab è proprio quello di “sbronzare” gli ascoltatori di curiosità e aneddoti, rispondendo a grandi questioni con il metodo del giornalismo investigativo. Il tutto solleticando l’udito attraverso un sound design eccezionale e innovativo. Fondato nel 2002, resta a oggi uno dei podcast più prolifici nel panorama della radio pubbliche degli Stati Uniti, e uno dei più interessanti per il modo in cui i suoi producer lavorano con l’audio per raccontare le storie. 

In The Vanishing of Harry Pace questo tratto distintivo di Radiolab trova la sua massima realizzazione: il ritmo della narrazione segue quello del dispiegamento della verità, il cui nucleo è racchiuso dentro alla matrioska di vite che Harry Pace sembra aver vissuto. Oliaee e Abumrad hanno intervistato più di quaranta esperti e all’apertura di ognuna delle matrioske, tra le vicende della casa discografica e quelle del suo lavoro di avvocato per i diritti civili, non mancano i sospiri, i «wow» e i commenti stupiti dei due host, esaltati da un sound design originale e incredibilmente immersivo. Ci si ritrova così ad ascoltare allo stesso tempo informazioni raccolte e incollate insieme con grande accuratezza giornalistica e le impressioni e i commenti genuini di chi sente questa storia assurda per la prima volta. Ascoltare The Vanishing of Harry Pace è un po’ come guardare un documentario pieno di piccoli colpi di scena in compagnia di un gruppo di amici particolarmente vocale nel manifestare le proprie reazioni. E per questo, sentirsi collettivamente parte della scoperta fatta da Oliaee e Abumrad.

🎧 Consigli di ascolto: Radiolab, che produce podcast attivamente da quasi venti anni, ha un gran numero di episodi. Trovare quelli relativi ad Harry Pace e ascoltarli in sequenza può essere complicato. Per questo abbiamo creato una playlist su Spotify che potete utilizzare per ascoltarli senza perdervi all’interno del loro RSS feed. Per chi usa l’app Pocket Casts, come la sottoscritta, vi basterà cercare all’interno del podcast Radiolab il titolo della miniserie e poi inserire i sei episodi in coda per l’ascolto.

🧁 Bonus: devo ammettere che il motivo per cui ho deciso di iniziare ad ascoltare questa miniserie è solo perché sapevo che a produrla sono stati, appunto, Shima Oliaee e Jad Abumrad che ho amato ascoltandoli in Dolly Parton’s America. Vi chiederete cosa ce ne possa fregare a noi dall’Italia di un podcast che ripercorre la storia e la cultura americana tramite la carriera di Dolly Parton, e sarebbe una domanda legittima, ma questo podcast è così bello che dopo averlo finito rimarrete con la voglia di abbracciare Dolly Parton, Jad Abumrad ma soprattutto suo padre (c’è un motivo, giuro!).

Walter Bonatti sul Dru, Storie Avvolgibili 🇮🇹

Siamo nel 1955. Walter Bonatti è già uno degli scalatori più forti al mondo ed è in grande difficoltà. È profondamente segnato dal trambusto pubblico che ha seguito la spedizione italiana al K2 dell’anno precedente, la prima a raggiungere la vetta della seconda montagna più alta al mondo. Il “caso K2” è impossibile da riassumere in poche righe, ma vi basti sapere che Bonatti viene accusato pubblicamente di aver messo a rischio la spedizione e la vita dei suoi compagni per pura ambizione personale. Niente di tutto questo è vero, ma sarà solo negli anni Duemila che la figura di Bonatti verrà ufficialmente e pubblicamente reinstaurata. La cacofonia di voci che gli si scagliano contro è insostenibile al punto da indurlo a dubitare di se stesso e dell’alpinismo. L’unica soluzione è tornare sulle montagne da solo e ristabilire il legame spezzato che lo lega alla roccia. È lo stesso Bonatti, scrittore e giornalista sopraffino nella seconda parte della sua vita, a descrivere questo momento cruciale della sua esistenza in Le mie montagne:

“Penso di ritornare sul Dru, di vincere da solo e mi impongo di credere che non è vero che sono un uomo finito. Col passare dei giorni, quello che avevo definito un folle proposito diviene via via un raggio di luce, di speranza e infine di fede e, non molto tempo dopo, si può dire che nella mia mente non esiste altro pensiero che quello di scalare il Dru da solo. [...] riuscirò dunque veramente a riscattare me stesso?”. 

Walter Bonatti sul Dru è il racconto di come “il re delle Alpi” ha ritrovato se stesso sul Petit Dru, una vetta del massiccio del Monte Bianco, regalandoci al contempo una delle imprese più memorabili della storia dell’alpinismo. Diego Alverà, che del podcast è autore e voce, prende la storia alla lontana, dedicando giustamente il primo episodio al “caso K2”. Ci prendiamo così il tempo di esplorare insieme ad Alverà i sentimenti amari del Bonatti di quel periodo per poi proiettarci con lui alla conquista del riscatto sulla verticale di granito del Petit Dru. 

Alverà, con il suo stile pacato e punteggiato da un susseguirsi di aggettivi, ci trasporta in questi alieni mondi di roccia, dove il confine tra azione e pensiero diventa quasi impercettibile e l’essere umano sembra potersi sciogliere in un distillato della sua stessa natura. L’alpinismo diventa così una forma estrema di conoscenza del sé, “...una condizione che lo scalatore si pone per conquistare se stesso attraverso la conquista materiale della montagna” per usare le parole dello stesso Bonatti.

Il racconto di Alverà a tratti sembra perdersi nell'ammirazione del Monte Bianco, un luogo speciale in cui l’autore, così come Bonatti, ha vissuto alcuni dei momenti più importanti della sua vita. Si tratta però di un naufragare dolce, accompagnato dalle musiche originali realizzate per il podcast e che in qualche modo contribuiscono a far diventare l’ascolto di Walter Bonatti sul Dru una sorta di sogno a orecchie aperte, un ripiegamento su se stessi del tutto simile a quello descritto da chi in montagna ci va per davvero.

🎧 Consigli di ascolto: prima di ritirarsi dall’alpinismo estremo a trentacinque anni, Bonatti riesce nell’impresa di aprire una nuova via sul Cervino, scalandone in solitaria la parete Nord in inverno. È forse la sua impresa più celebre e quella che viene celebrata da Caso, uno dei miei musicisti preferiti, in Cervino, l’album che mi ha accompagnato nella scrittura di queste recensioni. Perché è giusto ricordarsi che “...l’impresa più grande di un uomo è riconoscere il proprio Cervino”

🧁 Bonus: su Bonatti e sulle sue imprese ci sono decine di documentari. Qui trovate quello di Sfide, il venerando programma di Rai3 che racconta vite e storie di sport. Se volete conoscere meglio Bonatti però dovreste leggere i suoi libri, magari partendo dal classicissimo Montagne di una vita e divorando poi tutto il resto una volta che verrete consumati dalla passione nei suoi confronti.

⏭ Orecchie a 2x

Nel mondo dei podcast accadono cose un po’ in continuazione e non sempre riusciamo, per motivi di spazio, tempo o (addirittura) linea editoriale, a segnalarvi tutto quello che vorremmo. Quindi eccovi un po’ di notizie fresche fresche in poche comode parole:

  • Come si trova un nuovo podcast da ascoltare? La discoverability dei podcast è un tema largamente dibattuto dagli addetti ai lavori. Ne parla anche Andrea De Cesco nell’ultimo numero della sua newsletter, dove siamo stati menzionati anche noi insieme ad altri colleghi dello smercio di consigli di podcast.

  • Uno degli autori di Bello Collective ha raccolto in un articolo per Timber una serie di foto incredibili di audio producer che fanno il loro lavoro, registrare in presa diretta. Dal titolo “Pictures of Microphones in the Wild” alle foto assurde, è tutto bellissimo. 

Bene, anche per oggi è tutto. Ora, srotolate i fili delle cuffiette e iniziate ad ascoltare! Sentiamoci su Instagram e se vi va, condividete questa newsletter con qualcuno che pensate possa apprezzarla. 

Un abbraccio,

Chiara & Giacomo